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Febbraio 2006 - Una grande
potenzialità che il nostro Paese non
riesce ancora a valorizzare
completamente. Sono le donne
italiane, vere acrobate che
si dimenano tra lavoro,
famiglia e società. Così le
descrive il Rapporto Italia
2006 dell’Eurispes,
evidenziando come nel nostro paese
permanga una cultura che, a
trent’anni dall’inizio del processo
di femminilizzazione del mercato del
lavoro, stenta ancora a riconoscere
il mutato ruolo della donna in seno
alla famiglia e alla società, e che
è ben lontana dal fornire effettiva
sostanza al principio delle pari
opportunità.
Rispetto ai paesi del Nord
Europa, dove le donne lavorano senza
per questo rinunciare alla maternità
e i tassi di occupazione femminili
sono elevati, l’Italia si
caratterizza da un bassissimo
livello di fecondità (1,33 nel 2004)
e da un altrettanto modesto tasso di
occupazione femminile
(45,1), il più basso dell’Unione a
15 nel 2004. Non solo, il nostro
Paese si colloca al penultimo posto
della graduatoria in materia di
spesa pubblica per la famiglia, la
casa e l’esclusione sociale, cui
dedica appena l’1,1% del Pil, contro
una media della Ue a 15 pari al
3,4%.
In Italia, infatti, esiste una
forte carenza di servizi per
l’infanzia: attualmente l’offerta
pubblica di servizi copre appena il
7,4% della domanda, mentre lascia
inaccolte il 32,7% delle richieste
effettive.
La gravidanza rappresenta, per le
donne lavoratrici, una vera
problematica: una donna su cinque,
tra quelle occupate al momento della
gravidanza, non lavora più dopo il
parto, nel 69% di casi perché si
licenzia, nel 23,8% perché è scaduto
un contratto che non le è stato
rinnovato, nel 6,9% perché è stata
licenziata. D’altronde l’80% dei
datori di lavoro ritiene la
maternità un problema perché le
donne, di norma ritenute più
determinate e affidabili degli
uomini, tornano al lavoro meno
motivate e disponibili.
Estratto da
www.intrage.it
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