Coltivare la cannabis è sempre un reato. Non importa il
numero delle piante né il tipo di coltivazione,
domestica o imprenditoriale.
Dopo una serie di oscillazioni giurisprudenziali il 24
aprile le Sezioni unite penali della Cassazione hanno
scritto la parola fine a una, a dir poco confusa, pagine
di giurisprudenza.
La linea dura e proibizionista era stata abbandonata
dalla Suprema corte in diverse pronunce con le quali
erano stati assolti gli imputati che avevano coltivato
qualche piantina di cannabis a scopo ornamentale. Poi, a
gennaio di quest'anno, la svolta: con la sentenza 876 la
Suprema corte ha condannato un uomo per una sola
piantina.
I motivi della decisione presa ieri dal Collegio esteso
di "Piazza Cavour" li conosceremo solo con il deposito
delle sentenza, fra qualche settimana (sarà
disponibile sull'homepage di
www.cassazione.net ). Per
ora sappiamo il contenuto dell'informazione provvisoria
n. 8 che ha tuonato con suono perentorio: è vietata
qualunque coltivazione di cannabis non autorizzata.
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