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Il termine
BULLISMO è la traduzione
italiana dell'inglese "bullying"
ed è utilizzato per designare un insieme di comportamenti in
cui qualcuno ripetutamente fa o dice cose per avere
potere su un'altra persona o dominarla. Il termine
originario "bullying" include
sia i comportamenti del "persecutore" che quelli della
"vittima" ponendo al centro dell'attenzione la
relazione nel suo insieme.
Il fenomeno del
bullismo comunemente viene definito "un'azione
che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare;
spesso è persistente ed è difficile difendersi per coloro
che ne sono vittima". Alcune azioni offensive possono
essere interpretate attraverso l'uso delle parole, per
esempio minacciando od ingiuriando; altre possono essere
commesse ricorrendo alla forza o al contatto fisico, per
esempio picchiando o spingendo. In certi casi le azioni
offensive possono essere condotte anche senza l'uso delle
parole o del contatto fisico: beffeggiando qualcuno,
escludendolo intenzionalmente dal gruppo o rifiutando di
esaudire i suoi desideri. Il bullismo può essere perpetrato
da un singolo individuo o da un gruppo, il bersaglio può
essere un singolo individuo o un gruppo. Per parlare di
bullismo è necessario che vi sia un'asimmetria nella
relazione.
2 Forme di
bullismo Diretto e indiretto
Si può distinguere
una forma di bullismo diretto,
che si manifesta in attacchi relativamente aperti nei
confronti della vittima, e di bullismo
indiretto, che consiste in una forma di isolamento
sociale ed in una intenzionale esclusione dal gruppo. Per
quanto riguarda la manifestazione degli atti di bullismo si
può affermare che la scuola è senza dubbio il luogo in cui
questi si manifestano con maggiore frequenza, soprattutto
durante l'intervallo e nell'orario di mensa, e nel tragitto
casa scuola. L'unico contrassegno esteriore che differenzia
i due gruppi è la forza fisica: le vittime sono solitamente
più deboli della media dei ragazzi. I tratti estetici
giocano un ruolo di gran lunga minore nell'origine del
bullismo anche se non si esclude che alcuni di essi possano
essere stati determinati in casi particolari. Le vittime
sono solitamente più ansiose ed insicure, spesso caute,
sensibili e calme. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in
se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo.
Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno
un'opinione negativa di sé e della propria situazione. Le
vittime sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o
sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una
debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente
dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali
conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché
non possiede le abilità per affrontare la situazione o, se
le possiede, le padroneggia in maniera inefficace.
3 Le vittime
Solitamente le
vittime vivono a scuola nella condizione di
solitudine e di abbandono. Manifestano particolari
preoccupazioni riguardo al proprio
corpo: hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle
attività di gioco o sportive, sono abitualmente non
aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno
difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei.
Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a
peggiorare nella scuola media. Queste caratteristiche sono
tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che
segnalano agli altri l'insicurezza, l'incapacità,
l'impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli
insulti ricevuti; le ripetute aggressioni non fanno altro
che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie
capacità.
Esiste tuttavia un
altro gruppo di vittime: le vittime
provocatrici, caratterizzate da una combinazione di
modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere
iperattivi, inquieti e offensivi. Tendono a controbattere e
possono essere sgraditi anche agli adulti. Hanno la tendenza
a prevaricare i compagni più deboli. Non è raro che il loro
comportamento provochi reazioni negative da parte di molti
compagni o di tutta la classe. Questo tipo di vittima è meno
frequente rispetto alle precedenti e le vittime del primo
tipo risultato maggiormente esposte a rischio di
depressione. Le vittime presentano sin dall'infanzia un
atteggiamento prudente e una forte sensibilità. Nell'età
adulta risultano a rischio di criminalità molto al di sotto
della media.
4
l'aggressività del bullo
La caratteristica
più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella
dell'aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso
anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un
forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso
impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o
presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa
tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà
nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i
ritardi. Tentano a volte di trarre vantaggio anche
utilizzando l'inganno. Si dimostrano molto abili nelle
attività sportive e di gioco e sanno trarsi d'impaccio anche
nelle situazioni difficili. Al contrario di ciò che
generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze.
Sono caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo
associato, se maschi, alla forza fisica che, suscitando
popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente
raggiungendo i propri obiettivi.
I bulli hanno
generalmente un atteggiamento positivo verso l'utilizzo di
mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una
buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico
è vario ma tende ad abbassarsi con l'aumentare dell'età e,
parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento
negativo verso la scuola. L'atteggiamento aggressivo
prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con
una maggiore possibilità, nelle età successive, di essere
coinvolti in altri comportamenti problematici, quali la
criminalità o l'abuso da alcool o da sostanze. All'interno
del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi,
ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano
attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi
ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente
inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di
ostilità verso l'ambiente. Questo fatto spiegherebbe in
parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni.
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