E' opportuno premettere che la famiglia
di fatto (cioè i semplici
conviventi o c.d. conviventi more uxorio)
è un istituto che ad oggi non è stato
regolamentato dal nostro legislatore. Non esiste
infatti una normativa specifica, diretta valida ed utile,
a risolvere i problemi che una coppia di
fatto si trova ad affrontare nelle
varie fasi della sua esistenza.
Come già argomentato la legge italiana vigente si occupa solo ed esclusivamente della famiglia legittima, ovvero di marito e moglie, di coloro i quali sono uniti in matrimonio. Solo qualche accenno indiretto verso la famiglia di fatto e alle relazioni (anche patrimoniali) che da essa possono scaturire.
Essenzialmente, la coppia di fatto si caratterizza per via dell'esistenza di presupposti ben precisi, quali:
comunione di vita
(cioè presentare elementi praticamente identici rispetto alla coppia coniugale ma non formalizzati nell'atto del matrimonio)
stabilità temporale
(dalla lettura della giurisprudenza in merito la stabilità temporale si traduce nel protrarsi della relazione per più anni)
la mancata celebrazione del matrimonio
(nelle forme riconosciute dallo Stato italiano)
Premesso ciò,
Come tutelare i diritti delle coppie di fatto?
Le
coppie di fatto vanno tutelate con il
contratto di
convivenza
Ad esempio?
Con
il contratto
di convivenza si
può stabilire:
1)
il diritto di abitazione
2)
il
diritto a versare mensilmente una somma al
convivente
3)
una comunione
dei beni tra conviventi
Assolutamente No, e diffidate da chi ve la propone. Tuttavia ci sono degli strumenti da inserire all'interno del contratto di convivenza per tutelare il convivente tradito.
Attenzione: non credete a coloro i quali vi dicono che si possono disporre dei beni dell'eredità nel contratto di convivenza.
Vi sono dei modi per tutelare i diritti successori del convivente, ma non sono questi, in quanto il giudice dichiarerebbe senz'altro nullo il contratto.
Perchè scegliere un
contratto di convivenza?
Si può stabilire un limite di validità al contratto di convivenza?
Certo, può stabilirsi che ogni anno vadano riconsiderati alcuni elementi del contratto, per essere sicuri e non avere dubbi su eventuali cambiamenti economici avvenuti nel frattempo.
E’ possibile stabilire un diritto di abitazione per uno dei conviventi anche dopo la rottura del rapporto?
Certo, è possibile. Si può anche lasciare l’immobile al convivente in caso di decesso, ma tutti gli elementi patrimoniali vanno considerati in modo molto accurato, per evitare azioni giudiziali da parte degli eredi del convivente che è venuto a mancare.